Via Italia 8 - 23831 Casargo - Lecco - cell: 3472196973 - Partita IVA: 02217420138 - e-mail: prolococasargo@gmail.com

LA CHIESETTA DI SANTA MARGHERITA

La chiesetta dedicata a Santa Margherita è collocata su uno sperone roccioso nelle vicinanze del valico di Piazzo, poco fuori dall'abitato di Somadino a 865 m. s.l.m. Sul luogo di fortificazioni altomedioevali, in una posizione di particolare valenza strategica, l'edificio sacro si trova sul percorso che collegava la val Casargo alla Valtellina. Anzi l'antica strada passava proprio sotto lo stesso portico antistante fino alla costruzione delll'attuale carrozzabile nel 1880. Santa Margherita a differenza di tutte le altre chiese del territorio, che hanno subito molteplici trasformazioni nel corso dei secoli, conserva tutt'ora gran parte delle antiche formule romaniche, soprattutto nella parte absidale, dove è costudito il ciclo di affreschi più antichi della Valsassina. La sua costruzione, secondo gli studiosi, è da collocarsi tra la fine dell' XII e i primi del XIII secolo. Il piccolo oratorio è comunque citato nel "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" del 1266 di Goffredo da Bussero, in cui viene riportato l'elenco delle chiese presenti all'epoca nella diocesi di Milano ("In vasaxina, loco somadino,ecclesia sancte margherite").
Ancora oggi l'edificio si presenta con forme omogenee se si esclude il portichetto aggiunto in epoca più tarda ed è composta da una piccola navata suddivisa in due campate con volte a vela rivolta ad oriente e da un abside semicircolare sovrastata dal catino. La facciata, stando sotto il portico, ha un portale di accesso e due finestre munite di grata. Sul lato meridionale c'è una apertura di dimensioni maggiori che illumina l'interno. Intorno all'abside sono visibili gli archetti sotto gronda e le tre monofore. Il tetto a due falde e la conica copertura dell'abside sono rivestite da spesse piode locali. In corrispondenza della facciata svetta un campaniletto a vela senza campana. I muri esterni, per la caduta degli intonaci, mettono in luce, nella zona absidale e nella parete meridionale, una tessitura muraria di pietre a vista.
La costruzione originaria, senza portico e con una piccola porta sul lato nord, ha comunque subito nei tempi rimaneggiamenti e aggiunte. Infatti è solo tra la metà del XIII e il XV che viene aggiunto il portico in dimensioni più piccole dell'attuale e sostitute le primitive capriate interne del tetto con una duplice volta sorretta da pilastri sporgenti dal muro (lesene). Nel XVII secolo vengono chiuse le monofore e la porticina laterale, su ordine di San Carlo e ricavata una finestra sul lato meridionale e due gradini nel presbiterio all'epoca di Federico Borromeo. Nel settecento viene ampliato il portico con l'aggiunta di sedili in pietra e aperta una finestra di sinistra nella facciata. L'altra finestra della facciata, la riapertura delle monofore e di una nicchia interna per gli olii santi risalgono all'epoca contemporanea (fine XX secolo).
All'interno, a sinistra per chi entra, nella prima campatella della navata è presente un affresco che rappresenta la Vergine con Bambino, santa Margherita alla sua sinistra e un santo martire alla sua destra che il Borghi ("Il lago di Lecco e le valli, Lecco 1999) identifica cone San Giorgio. I sacerdoti Pasetti e Uberti nel 1911 (in "Una gloria dell'Alta Valsassina", Lecco ), denunciando lo stato di precarietà del dipinto, cosi lo descrivono: "Le figure sono a circa due terzi della grandezza naturale. A sinistra (per chi osserva n.d.r) è ritto un giovane soldato, in clamide verdognola, e gambe rosse. Colla destra regge l'asta di un gonfalone spiegato, recante la croce; la manca è poggiato sull'elsa di un enorme spadone con la punta verso terra, Guarda verso la Madonna, che campeggia un po' più in alto, nel mezzo della scena. La Vergine è molto bella, sebbene volgaruccia; ha tinta rossigna, veste rossa, manto azzurro. Colla destra si tien sul petto un libro legato in verde, colla sinistra tien saldo il Bambinello, in vestina color carne, meno leggiadro della divina sua Madre. Egli è in atto di benedire, e nella sinistra regge la palla che rappresenta il mondo. A destra vi è santa Margherita, ritta in piedi, con lungo abito tutto di un pezzo; presso al collo spunta una camicia a ricami. Qui il colore è più morbido che nelle altre figure, ricciuti i capelli, gentile l'aspetto e il portamento. Nella destra la Santa stringe una crocetta semplicissima di legno lunga quasi mezza la persona. Vicino ai piedi della Santa c'è una specie di vilucchio o roveto, ma coperto in parte da una grossa macchia rossa, sovrapposta. Può darsi che vi fosse dipinto un diavolo. Qua e là, mani irriverenti e rozzissime hanno da secoli segnato date: 1519; 1548, colla parola Hispania 1570;1604; 1654". I sacerdoti richiamano l'attenzione su un cartiglio a fianco del dipinto che indica la data di esecuzione e che interpretano come "1470, die 7 augusti" ma con dubbi nella interpretazione delle cifre perchè propongono anche 1420 o 1429. Dubbi giustificati secondo Zastrow ("Repertorio di arte medioevale in Alta Valsassina", Noseda Editrice, Como, 1976) perchè la seconda cifra deve essere letta come "5" e non come "4" (le ultime due cifre sono illeggibili). Considerando lo stile compositivo, il dipinto è concordemente collocato nell'ambito della produzione rinascimentale (XVI secolo), cioè successivamente all' epoca dei lavori di voltatura della navata. C'è chi (Arch. Suor Paola Dell'Oro,"Relazione storica", 2004) sulla scorta dei collegamenti tra la Valvarrone e Venezia, ipotizza possibili influenze della pittura veneta.
Nei primi anni settanta, è stato portato alla luce, sotto lo spesso strato di imbiancature e ridipinture, un ciclo di affreschi nell'abside scandito dalle tre monofore riccamente decorate da motivi fitomorfi. Nel catino absidale, separata da una marcata fascia rossa dal ciclo sottostante, si intravede all'altezza della monofora centrale un piede poggiato su una bassa pedana. Questo dettaglio presumibilmente è da identificare con un Cristo Pantocratore, anche se alcuni documenti delle visite pastorali parlano di un Cristo crocefisso. Solo i futuri restauri potranno sciogliere il dubbio e mostrare se ai lati di questa figura siano rappresentati, come è stato ipotizzato da Zastrow, i simboli apocalittici degli Evangelisti.
Sul semicilindro absidale, partendo dalla parte sinistra, è possibile osservare la rappresentazione di un santo identificato come San Quirico; tra questa e la prima monofora si vedono semplici ornamentazioni vegetali, mentre di seguito trovano posto la raffigurazione della Madonna con Bambino nella posa della Odigitria (dal greco "odigos" che significa "Guida", "Colei che indica la Via", si intende una raffigurazione frontale della Madonna, con il Bambino sul braccio sinistro). Nell'intervallo tra la seconda e la terza finestrella sono rappresentate due sante: sono Santa Margherita, e S. Brigida. Infatti due chiare iscrizioni hanno permesso di identificarle con certezza. Nell'ultimo spazio sono affiorate le figure aureolate di due santi: le scritte "Holomeus" e "As", sotto i volti delle figure maschili hanno fatto supporre che riguardino San Bartolomeo e Sant'Andrea.
L'arch. Suor Paola Dell'Oro, che ha curato il recente restauro conservativo della chiesa, nella sua relazione storica così descrive l'affresco:"I personaggi realizzati con tinte di terra a tonalità calde comprese tra il rosso e l'ocra, con sottolineature bianche e verdi, emergono sopra uno sfondo blu che comincia all'altezza dei fianchi delle figure. Nella parte inferiore non è possibile vedere cosa è rappresentato, se non nel caso della Madonna che è posta su un trono bianco con inserti rossi...Partendo dal lato nord incontriamo la figura anonima (della santa, n.d.r) ; non è visibile nella sua interezza per la mancanza della pellicola pittorica sia per la presenza nella parte inferiore di un grossolano arriccio. E' visibile essenzialmente il volto, di sembianze femminili aureolato. In posizione quasi centrale, ma non in asse con la chiesa, incontriamo la Madonna con il Bambino che è il frammento più completo e più raffinatamente realizzato. Sono infatti accuratamente sottolineati i profili delle sopracciglia, curvilinee e continue, del naso stretto e affilato e delle palpebre che definiscono nettamente l'arcata sopraccigliare. Il carattere più interessante è appunto l'uso della terra verde per gli incarnati, ben visibile sulla fronte, riscontrabile anche a Civate, dove però differisce per tratti meno sicuri e più chiaroscurati. Ancora, il viso è sottolineato da un ombra di colore verdegrigio, la stessa che segna le occhiaie e le guance. Da notare anche gli zigomi definiti inferiormente da una linea che, partendo dall'angolo interno dell'orbita oculare giunge sotto la base dell'orecchio. I due personaggi hanno forme piuttosto affusolate sia nella foggia delle vesti, che del corpo, ma soprattutto per quanto riguarda il volto. I personaggi ritratti alla destra, S.Margherita e S. Brigida, come S. Bartolomeo e S. Andrea ripetono le caratteristiche stilistiche appena denunciate. S. Margherita rivolta leggermente di tre quarti verso S. Brigida regge nelle mani degli oggetti non identificabili; S. Brigida è posta simmetricamente, con un braccio piegato...Il campo che contiene S. Bartolomeo e S. Andrea è nella parte inferiore, in parte scialbato e in parte lacunoso anche dell'intonaco; solo ilvolto di S. Andrea è chiaramente percepibile: secondo la diffusa iconografia presenta una folta barba e porge il libro in una mano".
L'identificazione dei personaggi permette di capire la ragione per cui è stato scelto di raffigurare assieme dei santi generalmente non in relazione tra loro: infatti nell'affresco essi rappresentano i santi ptroni delle chiese del territorio limitrofo: Santa Brigida identifica Narro, San Bartolomeo Margno, Sant'Andrea Pagnona e naturalmente Santa Margherita Somadino . Del resto tutte queste chiese sono molto antiche e tutte sono citate dal "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" del 1266 di Goffredo da Bussero.
Questo ciclo pittorico, che risente ancora dei rigidi schematismi della pittura bizantina, è datato tra il XII e i primi del XIII secolo e costituisce l'unico affresco romanico conservatosi in Valsassina. Certamente opera di un unico pittore, esso presenta, secondo Zastrow ("Repertorio di arte medioevale in Alta Valsassina", Noseda Editrice, Como, 1976) delle particolarità significative rispetto ai diffusi canoni della pittura medioevale coeva. Infatti, sotto l'immagine del Cristo, è rara la presenza di un numero così ristretto di santi e ancor più quella della Vergine con il Bambino. Normalmente, secondo lo studioso, alla base dell'abside "era più comune incontrare le figure dei dodici apostoli, eventualmente anche in compagnia della Vergine e di altri Santi", magari ridotti in dimensioni, come nel non lontano tempietto di San Fedelino sul lago di Mezzola.
Un'altra anomalia è la rappresentazione della Vergine proprio nell'abside, "quando principalmente la si nota lungo le pareti della navata e per lo più come affresco votivo". Del resto è inconsueta per l'epoca anche la "duplicazione della figura di Gesù" che torreggia nelle vesti del Pantocratore nel catino dell'abside e nel contempo più sotto è rappresentato nella braccia della Vergine.
Anche la stessa struttura della chiesetta presenta aspetti singolari. Per esempio il diametro dell'abside non è perpendicolare con l'asse della navata. Le stesse monofore inoltre non si trovano in posizione simmetrica e questo comporta che la figura della Madonna col Bambino, tra la prima e la seconda apertura, non sia al centro del semicilindro dell'abside come ci si aspetterebbe. Questa "apparente disarmonia", rilevata anche per la chiesetta di Sant'Ulderico, è stata spesso imputata alla "rozzezza" degli artefici medioevali che operavano in un'area marginale come quella dell'alta Valsassina. Zastrow invece, considerando i manufatti romanici di questa zona, tra cui anche San Rocco a Narro, e giudicandoli di livello qualitativo considerevole, propende per "una filtrazione personalizzata dei generali canoni creativi medioevali".
Un altra particolarità di S. Margherita, messa il luce di recente sempre dallo Zastrow ("La chiesa matrice di S. Bartolomeo a Margno, Lecco, 2001) solleva invece interrogativi sulle originarie funzioni sacre di questo oratorio. Già in una relazione di una visita fatta nel 1579 da Mons. Luigi Sanpietro, delegato dell'arcivescovo, si suppone che la chiesetta fosse in antico l'unica chiesa parrocchiale di tutta l'Alta Valsassina. Nello studio del Mastalli (A.Mastalli, Parrocchie e chiese della Valsassina nel 16° secolo, in Memorie storiche della Diocesi di Milano, 1957) viene riportato quanto si afferma nella relazione e cioè: " In essa si vede una buca o lavello de pietra rusticho... che si dice fusse l'anticho fonte battesimal". Negli atti della seconda visita pastorale di San Carlo Borromeo, nel 1582, descrivendo lo stato di abbandono della chiesetta, si prescrive di togliere il contenitore litico collocato in un angolo dell'edificio.Si tratta dello stesso contenitore di cui si era già fatto cenno negli atti della visita, nel 1579, dal delegato dell'arcivescovo che aveva indicato il suo utilizzo "pro baptisterio". Questa laconica notazione indicherebbe che S. Margherita, fin dall'epoca medioevale, avrebbe avuto la prerogativa di chiesa battesimale, di norma riservato alla chiesa principale della pieve, nel caso della Valsassina a San Pietro a Primaluna. Secondo lo storico, per spiegare questa anomalia, rara nella diocesi ambrosiana, occorre prendere in considerazione "la particolare configurazione "di frontiera" e di luogo fortificato che ebbe a caratterizzare anticamente l'estremità settentrionale della pieve Valsassina: in particolare la valle di Casargo e l'alta testata della Val Varrone". Quindi, proprio per le caratteristiche di chiusura di questo territorio e il relativo isolamento rispetto alla sede prepositurale, nell' area "periferica" della val Casargo, si sarebbe realizzata una forma di autonomia ecclesiastica già dall'epoca feudale; l'orotorio di S. Margherita ne sarebbe stato il principale tempio sacro e proprio per questo dotato di una prerogativa tanto importante. Tutto questo sembrerebbe essere avvenuto prima che si affermasse l'effettiva indipendenza (rispetto a San Pietro di Primaluna) della parrocchia di Margno (prima metà del XIV secolo) , sotto il cui controllo passeranno in seguito tutte chiese della val Casargo e Sant'Andrea a Pagnona. Alla luce di queste considerazioni, il ciclo di affreschi con i santi delle varie chiese della val Casargo e di Pagnona acquisterebbe un significato coerente: i santi chiamati a raccolta, sotto l'immagine del Cristo, intorno alla fonte battesimale rappresenterebbero le comunità religiose di questa area che riconoscevano in Santa Margherita, forse il più antico edificio sacro del luogo, il loro centro spirituale e religioso.
Una ulteriore conferma della presenza nella chiesetta di un battistero è la scoperta, nel corso dei recenti restauri, di una fonte sotto il pavimento del presbiterio nella parte sinistra dell'abside, vicino alla piccola porta fatta chiudere da San Carlo. L'acqua sgorga ancora oggi direttamente da una frattura della roccia, su cui peraltro poggia l'intero edificio. Per il suo deflusso è stato necessario approntare una canaletta di scolo per portare all'esterno l'acqua e costruire un piccolo vespaio sotto il pavimento per consentire una maggiore aerazione e diminuire l'umidità sottostante.
Forse la presenza di questa fonte che sgorga dallo sperone roccioso non è del tutto estranea alla fondazione, proprio in questo particolare luogo, dell'edificio religioso. E forse era proprio questa l'acqua che serviva per il battesimo dei primi fedeli nell'antica comunità cristiana dell'alta Valsassina.